1915-1918 Cartoline dal fronte: per una memoria di pace

Associazione Vivi il Borgo

La mostra presenta una ricca selezione di cartoline originali e inedite risalenti agli anni 1915–1918, provenienti dalla collezione di Adriano Piazzoli. L’iniziativa si inserisce nel percorso dell’associazione Vivi il Borgo, da sempre impegnata nel valorizzare la memoria sociale, locale e nazionale.

Il progetto nasce in un presente segnato da conflitti che, pur sembrando lontani, interrogano profondamente il nostro tempo. Da qui l’esigenza di proporre un percorso capace di riflettere non sulla guerra in sé, ma sulla costruzione di una memoria collettiva orientata alla pace.

La Prima guerra mondiale, che coinvolse per la prima volta in modo massiccio la popolazione civile, rappresenta un punto di partenza esemplare per interrogarsi sulle conseguenze della “guerra totale” e sull’importanza di custodire testimonianze che che rifiutano la guerra.

La cartolina nella Prima guerra mondiale in Italia Un mezzo di comunicazione, propaganda e memoria.
Durante il primo conflitto bellico (1915–1918) la cartolina divenne il più rapido, economico e capillare mezzo per mantenere un legame tra i soldati al fronte e le loro famiglie. Il servizio postale militare gestì infatti in quei tre anni milioni di cartoline, cosiddette in franchigia ovvero gratuite e fornite dallo Stato Maggiore.
Lo Stato e la monarchi italiana compresero presto la potenza dell’immagine. Le cartoline furono usate per: esaltare la guerra come dovere patriottico e rito nazionale; diffondere simboli di identità nazionale (il tricolore, il re, la vittoria alata, l’alpino); rappresentare un nemico stereotipicamente irriducibile ai criteri dell’umanità; descrivere trincee, episodi di battaglie, paesaggi devastati, postazioni d’artiglieria ma anche momenti di riposo, scene di camerate e di marce per diffondere una narrazione di popolo fatto di italiani che amano il loro paese, assolvono i loro doveri fino a sacrificare la propria vita per la patria.
La cartolina, proprio per la sua rapidissima diffusione, assunse la funzione di oggetto di consumo e di cultura, popolare e materiale: venduta nelle stazioni, nei mercati, negli spacci militari; collezionata, scambiata, talvolta conservata come reliquia familiare; illustrata da artisti, consolidati e debuttanti, che contribuirono a creare lo stile immaginifico della guerra e a determinarne la sua rappresentazione.
Le cartoline oggetto di questa mostra, di cui la maggior parte viaggiate, appartengono alla collezione di Adriano Piazzoli e quelle qui presentate ne sono una selezione.
Cartoline dal Fronte (1915 – 1918). Per la creazione di una memoria condivisa si inserisce nella finalità statutaria dell’associazione Vivi il Borgo: valorizzare la memoria collettiva, che sia sociale, locale o nazionale.
Questo progetto nasce in un presente segnato da profondi conflitti che, pur apparentemente lontani, interrogano profondamente il tempo che viviamo. Da qui l’esigenza di proporre uno sguardo che non si esaurisca in un racconto passato e, probabilmente in gran parte dimenticato o archiviato nei manuali di storia. Cartoline dal fronte si pone l’obiettivo di costruire, a partire dal primo conflitto bellico quale esempio di guerra totale, una memoria della pace e mostrare come la propaganda spacciata per innocua iconografia popolare sia ieri, ma probabilmente anche oggi seppure con altri mezzi, un modo micidiale per influenzare l’opinione pubblica e determinarne gli atteggiamenti.

Martina Barro e Cristiana Palma

Mia diletta bandiera

Tra il 1915 e il 1920 furono complessivamente sei i prestiti nazionali, ossia titoli di Stato emessi dal governo italiano per sostenere finanziariamente lo sforzo bellico e mobilitare l’intera comunità nazionale.
Se, sul piano strettamente militare, la Grande Guerra introdusse grandi innovazioni, parallelamente si verificò – sul versante della comunicazione – un profondo rinnovamento delle tecniche persuasive, spesso mutuato dalle più moderne forme di réclame che si stavano affermando nella sfera commerciale. La strategia comunicativa si articolò nell’impiego sistematico dell’immagine attraverso manifesti, locandine e cartoline: supporti relativamente recenti che, con la circolazione massiva della corrispondenza militare in franchigia, conobbero una diffusione senza precedenti.

L’elaborazione delle tematiche destinate alla propaganda dei prestiti fu affidata ai più autorevoli cartellonisti del tempo. Emblematica, in tal senso, è la celebre figura del fante disegnata da Mauzan per il IV prestito nazionale: un’immagine a metà tra citazione e rielaborazione poiché richiama, per analogia, altri celebri modelli di iconografia dell’assalto, tra cui il notissimo I want YOU for U.S. Army realizzato nel 1916 da James Montgomery Flagg per sostenere l’imminente intervento statunitense nel conflitto.
Accanto alla centralità della figura del soldato (Mazza, Barchi, Dudovic e) e ai più consueti rimandi agli scenari bellici (uno per tutti il canone disegnato da Giros), la propaganda dei prestiti si servì di un repertorio sempre più ampio di simboli e allegorie: bambini che accompagnano felici il padre al fronte (Craffonara, Lionne ), madri dolenti (Villa, Bonzagni,) nemici dai tratti disumanizzanti (Sacchetti e Beltrami), ricorso alla bandiera nazionale (Corbella), fino al motivo del salvadanaio (Codognato), elevato a emblema morale e, quasi, garante salvifico della partecipazione economica da parte dei cittadini. Fate il vostro dovere è l’appello rivolto all’l’Italia intera, solo così, per parafrasare un celebre inno, si ferma lo straniero.

Martina Barro e Cristiana Palma

Cereria medievale
candele e oggetti in cera d'api

Associazione Borgo Sant'Antonio Porta Pesa

Nel cuore dello spazio espositivo prende vita una fedele ricostruzione di una Cereria medievale, l’antico laboratorio in cui si producevano candele e oggetti in pura cera d’api. Varcando la soglia, il visitatore viene immerso in un ambiente dal fascino autentico: muri in pietra illuminati da luci calde, strumenti di lavoro appesi alle pareti, fibre naturali, antiche forme per la colatura della cera e un grande banco da lavoro che racconta secoli di artigianato.

La scena, curata in ogni dettaglio, restituisce l’atmosfera intensa e operosa dei laboratori di un tempo. Sul tavolo si riconoscono utensili, stampi e recipienti utilizzati nella lavorazione della cera, gli oggetti sospesi contribuiscono a ricreare l’impressione di un luogo ancora vivo, pronto ad accogliere il maestro ceraiolo all’opera.

Questa mostra è pensata non solo per raccontare un mestiere antico, ma per farlo rivivere: i visitatori potranno scoprire tecniche storiche, materiali originali e curiosità legate alla produzione di candele, un’attività che, nel Medioevo, aveva un ruolo fondamentale nella vita quotidiana e religiosa.